La Santa Sede e la diplomazia
Francis Campbell
Ambasciatore presso la Santa Sede
15 Maggio 2007
Università Gregoriana di Roma
I miei più sinceri ringraziamenti vanno ai Professori Imoda e Papini per il cortese invito rivoltomi a svolgere un intervento in questa Conferenza tanto innovativa quanto tempestiva. Sono molto lieto di intervenire stamane accanto a Sua Eminenza Cardinal Tauran – forse fra i massimi esperti della Politica Estera della Santa Sede (comprenderete quindi il mio nervosismo e la mia titubanza), ed al mio collega ed Ambasciatore del Libano presso la Santa Sede, Sua Eccellenza Sig. Nagi Abi Assi.
Il nostro titolo è Il Corpo Diplomatico: Le Nunziature e la Missione Diplomatica presso la Santa Sede.
Possiamo iniziare ad avvicinarci a questo tema ponendoci la semplice domanda sul perché abbiamo un’Ambasciata presso la Santa Sede. Perché questo fatto ha una sua rilevanza? Permettetemi di partire da un breve profilo storico delle nostre relazioni con la Santa Sede.
Il Re d’Inghilterra fu il primo ad essere nominato Ambasciatore residente presso la Santa Sede, nel 1479 – era il primo incarico diplomatico all’estero dell’Inghilterra. Ma, a seguito della Riforma, le relazioni vennero interrotte nel 1534. Dopo il ripristino, nel 1914, di relazioni diplomatiche con missioni residenti fra Regno Unito e Santa Sede, si sono avvicendate priorità diverse nei nostri rapporti. Inizialmente, le nostre relazioni erano incentrate sul conseguimento della pace durante la Grande Guerra. Poi la nostra Ambasciata seguì molto da vicino i disordini in Irlanda che portarono all’indipendenza dell’Irlanda del sud nel 1922. Le crescenti tensioni in Europa nel periodo fra le due guerre arrivò quindi a dominare le attività dell’Ambasciata. Dal periodo dell’entrata dell’Italia nella seconda guerra mondiale fino alla liberazione di Roma, il Ministro dell’Ambasciata, Sir D’Arcy Osborne, risiedette in territorio vaticano. Per chi desidera una visione più completa delle potenzialità della Santa Sede in tema di politica estera, consiglio l’opera del Professor Owen Chadwick ed il suo volume su ‘Gran Bretagna e Vaticano Durante la Seconda Guerra Mondiale’. Dopo la seconda guerra mondiale, i paesi al di là della Cortina di Ferro diventarono ben presto il centro dei rapporti fra Regno Unito e Santa Sede. La Santa Sede è stata un'ottima postazione di ascolto su quanto accadeva nell’Europa centrale ed orientale. Verso la fine degli anni Sessanta, il conflitto nell’Irlanda del nord divenne uno dei settori di lavoro per i diplomatici britannici succedutisi presso la Santa Sede. Ma dalla metà fin verso la fine degli anni Novanta, con la caduta del comunismo nell’Europa centro-orientale ed i progressi costanti nel processo di pace in Irlanda del nord, l’attività dell’Ambasciata dovette sviluppare un nuovo polo di attenzione. Questo nuovo polo era destinato a riflettersi sul ruolo della Santa Sede nel mondo.
Ed in quanto alla domanda: perché abbiamo un’Ambasciata presso la Santa Sede?, la mia risposta si suddivide in quattro parti.
Innanzitutto, la Santa Sede è una fusione di mondiale e locale. La Chiesa Cattolica si muove sulla scena mondiale: un’istituzione religiosa internazionale con oltre 1 miliardo e 100 milioni di aderenti, in grado di arrivare ad ogni angolo del pianeta, con un'autorevole influenza nei numerosi paesi presenti nel Commonwealth, lo status privilegiato di interlocutore delle altre due fedi abramitiche - Islam e Giudaismo -, e due generazioni di intensa esperienza nel dialogo interreligioso, con molti secoli di coesistenza. Dispone inoltre di un Corpo Diplomatico altamente stimato e dotato di vista ed udito finissimi in 175 paesi, vantando inoltre una presenza molto più capillare di qualsiasi altro Corpo Diplomatico grazie alla propria rete di Vescovi in ciascuna regione e di membri del clero in ogni zona. La Santa Sede sa che cosa succede nel mondo sia a livello governativo che a livello di base, gode di uno straordinario accesso al massimo livello politico nella quasi totalità dei paesi cattolici e sa chi è chi nelle comunità di fede sparse nel mondo. Il Regno Unito mantiene un'estesa rete internazionale di Ambasciate e Consolati e svolge un ruolo attivo nella comunità internazionale e nelle sue agenzie multilaterali, ma non possiamo non riconoscere l’ampiezza e la profondità dell’estensione mondiale della Santa Sede, che è preziosissima, soprattutto in quelle parti del mondo che non riusciamo perfettamente a raggiungere. Quello che si può dire di un attore internazionale come il Regno Unito è ancor più vero per gli Stati che hanno un’estensione ed una presenza più limitate a livello internazionale.
In secondo luogo, la Santa Sede è un interlocutore neutrale e stimato. In aggiunta al suo raggio d'azione mondiale, c’è il ruolo centrale della Santa Sede nel dibattito intellettuale e morale più ampio o mondiale in cui la religione e la politica pubblica si congiungono. Stiamo assistendo alla rinascita della religione come fattore influente nella vita pubblica, nella politica pubblica e negli affari internazionali. La Santa Sede è molto considerata nel mondo religioso ed in particolare nel mondo delle idee. È un’influenza stabilizzante di importanza centrale nel dibattito mondiale fra fede e politica. In parte grazie alla sua neutralità internazionale, la Santa Sede mantiene un ampio dialogo ed è un interlocutore credibile di numerosi gruppi e Stati africani, del Medio Oriente, delle Americhe, dell’Europa e dell’Asia. Questa presenza globale e l’esperienza che essa apporta significano che il pensiero della Santa Sede su una vasta gamma di temi e settori diversi, che trascendono i consueti temi di politica estera, ha autorevolezza.
In terzo luogo, la Santa Sede è un opinion former mondiale. Pur essendo estremamente piccolo dal punto di vista geografico, il Vaticano, dove è situata la Santa Sede, è un'entità sovrana con un raggio d'azione insolitamente vasto nel mondo, che tocca un sesto ed oltre della popolazione mondiale. Il Papato è uno dei primari opinion former nel mondo. Il suo respiro internazionale vuol dire che la Santa Sede ha la capacità di contribuire a formare ed influenzare questioni che riguardano direttamente gli interessi britannici Regno Unito in ogni continente. Sviluppi, eventi, discorsi e dichiarazioni della Santa Sede e del Papa vengono seguiti da vicino dai media e dall'opinione pubblica internazionali. Ricordiamo tutti il raduno senza precedenti di leader per i funerali di Papa Giovanni Paolo nel 2005.
Quarto, una fusione di stato e religione. La Santa Sede è l'organizzazione più antica del mondo. Forse è anche fra le più complesse, in tema di governance e decision making. Da un lato, in questioni dottrinali, è molto centralizzata, ma in altri settori segue un modello ottimamente praticato di sussidiarietà che devolve il potere al livello più adeguato. È al contempo uno Stato ed una religione, e questo contribuisce al suo carattere unico. Intrattiene relazioni diplomatiche con 175 paesi ed ha un collegamento diretto (o ciò che si potrebbe definire un 'rapporto di semi-cittadinanza') con oltre 1 miliardo e 100 milioni di cattolici in tutto il mondo (fra cui oltre il 10% della popolazione britannica ed il 44% del mio paese di nascita, l'Irlanda del Nord). La Santa Sede riveste un significato speciale per i Cattolici. E per il Regno Unito, della cui rete diplomatica all'estero costituisce una parte notevole.
Questi quattro fattori costituiscono la base teorica per il mantenimento di rapporti diplomatici con la Santa Sede. E gli aspetti pratici? Illustrerò la validità della mia teoria con esempi contemporanei dell'attività della Santa Sede nel G8, sullo Sviluppo Internazionale ed i Mutamenti Climatici. Eviterò volutamente di parlare delle relazioni bilaterali della Santa Sede con altri Stati. Questo ci trascinerebbe su un terreno delicato che, da Diplomatici, comprendete bene quanto meglio lasciare da parte. Tuttavia, per quanti sono interessati alle relazioni bilaterali della Santa Sede e per illustrare il mio punto sull'ampiezza e la profondità a livello mondiale, vi indicherei come riferimento il messaggio del Papa al Corpo Diplomatico del gennaio di quest'anno, il suo messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 1mo gennaio ed il suo recente messaggio pasquale.
Prima di passare a settori di politica specifici, un po’ di amministrazione diplomatica che i diplomatici presenti fra Voi potranno trovare interessante. Sulla base dell’analisi britannica della Santa Sede compiuta lo scorso anno, che ha evidenziato una sede maggiormente impegnata nei confronti del multilateralismo che non del bilateralismo, abbiamo deciso, nel giugno 2006, di spostare l’Ambasciata dalla competenza della Direzione Europea, nella quale era sempre rientrata, per inserirla nella nostra direzione globale/internazionale. Per quanto mi consta, quasi tutti i Ministeri degli Esteri hanno ancora la Santa Sede nella loro Direzione Europea o organismo equivalente. La seconda mossa compiuta, che considero in realtà una prima mossa – è stata la formazione di un Gruppo Parlamentare Pluripartitico sulla Santa Sede nelle Camere del Parlamento a Westminster. Questi cambiamenti non sono di semplice natura amministrativa, ma credo riflettano la crescente importanza della religione nelle relazioni internazionali, oltre ad un significativo spostamento di pensiero a Londra, la quale non vede più la Santa Sede semplicemente come un altro mini-Stato europeo, bensì come il centro di un organismo mondiale di un miliardo e cento milioni di persone.
Ma, ripensando ai nostri quattro temi: mondiale e locale; neutralità e stima; stato e religione; opinion former mondiale, permettetemi di volgermi a due esempi particolari per illustrare l'idea: l’ambiente e lo sviluppo internazionale.
Politica ambientale: quanto è pertinente con la diplomazia della Santa Sede? Non la introduco nel dibattito come tema separato, bensì solo per illustrare il punto più generale della natura mista della Santa Sede ed il suo impatto a livello mondiale.
I mutamenti climatici sono un curioso mix di causa morale ed interesse strategico. Pone domande fondamentali a tutti noi, indipendentemente dalla nazionalità, dalla fede, dalla razza o dal ceto sociale. La dimensione morale è di vitale importanza per affrontare i mutamenti climatici. Innanzitutto, essa ci può aiutare a mutare il nostro comportamento personale a favore di una forma di vita maggiormente sostenibile. In secondo luogo, può creare il necessario senso di solidarietà, non soltanto fra questa generazione e la prossima, ma anche fra noi e chi vive al di là della nostra esperienza più immediata, nel Mondo in Via di Sviluppo. Perché sono coloro che vivono nel Mondo in Via di Sviluppo che risentiranno con più probabilità, in misura maggiore e per primi, degli effetti dei mutamenti climatici. In passato, si è parlato talvolta di una falsa scelta fra protezione dell’ambiente e sviluppo. Lo sviluppo è un diritto in sé e per sé. La scelta è fra sviluppo a basso tenore di carbonio e sviluppo ad alto tenore di carbonio. Il Mondo Sviluppato ha la responsabilità morale nei confronti del Mondo in Via di Sviluppo di garantire che quest’ultimo possa avere questa scelta grazie all’assistenza sui trasferimenti di tecnologia, ecc.
Ma qual è il legame fra moralità, fede e lotta ai mutamenti climatici? Non è soltanto la necessità di collocare i mutamenti climatici in un contesto morale, pur riconoscendone l'importanza. Per affrontare i mutamenti climatici, ci serve una collaborazione fra globale e locale. Le religioni già sono questo tipo di collaborazione – una fusione, infatti, di globale e locale. Lo scorso mese, la Santa Sede ha indetto una conferenza mondiale sui Mutamenti Climatici. Nel suo messaggio alla Conferenza, Papa Benedetto ha sottolineato il ruolo dell’azione e della scelta individuale: ha invitato ognuno di noi ad adottare "un modo di vivere, modelli di produzione e di consumo contraddistinti dal rispetto per il creato e dall’esigenza dello sviluppo sostenibile dei popoli, tenendo presente la distribuzione universale dei beni, come così spesso menzionato nella dottrina sociale della Chiesa”.
L’azione può avere molte motivazioni diverse: alcuni saranno mossi dal proprio interesse in seguito a dati economici o scientifici. Ma tradizionalmente è l’argomentazione morale il fattore che sposta lo slancio verso l’azione politica e sociale nel riparare le ingiustizie. Nel caso dei mutamenti climatici, lo scopo morale non è contrario all'interesse personale. Nick Stern, già Chief Economist della Banca Mondiale, ha evidenziato le prove di questo nel suo rapporto anticipatore sugli effetti dei mutamenti climatici. I costi dell’inazione sono maggiori dell’azione. Quindi, in questo caso, morale ed interesse personale puntano verso la stessa direzione. In questi ultimi tempi, vediamo i dibattiti allontanarsi dal tema dell’interesse nazionale per incentrarsi sul dovere morale che il mondo ha di agire.
I Mutamenti Climatici sono nella sostanza una questione morale. Le argomentazioni morali sono efficaci nell’incoraggiarci a mutare il nostro comportamento verso un modo di vita che avrà come risultato un clima più sostenibile. Dobbiamo esaminare le nostre scelte e le loro conseguenze per il mondo in cui viviamo. Inoltre, una dimensione morale potrà creare legami di solidarietà al di là del nostro ambiente più immediato, città o paese, ed aiutarci a creare un maggior senso di solidarietà mondiale. Scrivendo nel 2002, Papa Giovanni Paolo II ed il Patriarca Bartolomeo hanno affermato: “... Ci preoccupano le conseguenze negative per l’umanità e per tutto il creato che conseguono al degrado di alcune risorse naturali fondamentali come acqua, aria e terra, prodotto da un progresso economico e tecnologico che non riconosce né tiene conto dei propri limiti" sostiene la dichiarazione. "I Cristiani e tutti gli altri credenti hanno un ruolo specifico da svolgere nel proclamare i valori morali e nell’educare la gente alla consapevolezza ambientale, che non è altro che la responsabilità verso se stessi, verso gli altri, verso il creato.”
Per affrontare e risolvere efficacemente il surriscaldamento del globo, ci serve una combinazione di globale e locale. L’insegnamento cattolico sulla sussidiarietà – che pone l’accento sulla necessità di trovare il livello più adatto di decision making, compreso il locale – è decisamente molto appropriato quando si tratta di incoraggiare soluzioni locali per problemi globali. I gruppi di fede sono per loro natura un ibrido di globale e locale e la Santa Sede, per il suo status sovrano, è un attore globale che ha costantemente attirato l’attenzione sulla necessità di proteggere l’ambiente.
Sviluppo internazionale
Nel settore dello sviluppo internazionale, la Santa Sede è fra i principali fornitori di servizi mediante le sue ramificazioni di servizi sociali sotto forma di Caritas Internationalis (federazione di 162 agenzie cattoliche per gli aiuti che la rendono uno dei più grandi organismi di sviluppo nel mondo in termini di personale e spesa), la CIDSE (federazione di 15 ONG cattoliche internazionali) ed i numerosi ordini religiosi e diocesi che the gestiscono scuole, ospedali e centri di servizi sociali, ecc.
La Chiesa Cattolica è un grandissimo attore nello sviluppo del movimentismo in tutto il mondo, ma soprattutto in Africa (dove si occupa di circa un quarto dell’offerta di assistenza sanitaria). In varie parti dell’Africa subsahariana, i gruppi religiosi sono i principali fornitori di infrastrutture sanitarie ed educative. UNAIDS e OMS stanno aiutando i gruppi religiosi con un programma di rilevamento globale che ne determini la capacità sul campo. Essendo fra i maggiori fornitori di servizi educativi nel continente africano, la Chiesa mette in grado ogni anno circa 12 milioni di bambini di frequentare la scuola. Quindi, la Santa Sede è un partner fondamentale della comunità internazionale se si vogliono realizzare gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio entro il 2015.
Negli ultimi mesi, abbiamo visto settori molto proficui delle relazioni fra Regno Unito e Santa Sede. L’International Finance Facility è un modo del tutto nuovo di utilizzo dei mercati di capitali per gli anticipi di spesa (frontloading) per lo sviluppo. Il Cancelliere dello Scacchiere Gordon Brown è venuto in Vaticano nel 2004 per lanciarne il concetto, ed il compianto Papa Giovanni Paolo II vi ha dato il proprio pieno sostegno morale. Lo scorso novembre, Papa Benedetto XVI si è spinto un passo oltre offrendo il suo pieno sostegno pratico. Ha inviato a Londra il proprio rappresentante Cardinal Martino – che Vi ha parlato lunedì scorso – per acquistare la prima Obbligazione dell’ IFF-Immunisation a nome del Papa. Con questa Obbligazione, è stato raccolto oltre 1 miliardo di dollari.
L’IFFIm è stato concepito per accelerare la disponibilità di fondi da utilizzare per programmi sanitari e di immunizzazione in 70 fra i paesi più poveri del mondo. Investendo la maggioranza delle risorse anticipatamente —“frontloading”—, questo innovativo programma di finanziamenti aumenterà sensibilmente il movimento di aiuti per garantire flussi di finanziamento affidabili e prevedibili per programmi d’immunizzazione e per lo sviluppo di sistemi sanitari fino al 2015 compreso. Si prevede di poter contribuire a prevenire cinque milioni di morti infantili fra il 2006 ed il 2015 ed oltre cinque milioni di decessi futuri di adulti, proteggendo oltre 500 milioni di bambini in campagne contro il morbillo, il tetano e la febbre gialla.
La partecipazione del Papa ha contribuito a trasformare il lancio e garantire il successo dell’iniziativa. Ha inoltre mostrato che la Santa Sede è all’avanguardia nelle iniziative di sviluppo internazionali. Ciò si è verificato di nuovo nel febbraio di quest’anno all’inaugurazione dell’Advanced Market Commitment – programma di sostengo a Ricerca e Sviluppo per la scoperta di vaccini per patologie curabili che affliggono soprattutto il Mondo in Via di Sviluppo –; il Papa ha detto a Gordon Brown ed ai suoi colleghi di Italia e Canada: “Vi assicuro il pieno sostegno della Santa Sede a questo progetto umanitario, ispirato dallo spirito di umana solidarietà necessario al nostro mondo per superare ogni forma di egoismo e per alimentare la coesistenza pacifica fra i popoli”.
Quando i gruppi di fede mobilitano le proprie risorse – come nella Campagna sul Debito del Giubileo – il loro impatto è fortemente sentito, non per ultimo dal G8. Nelle ultime settimane, abbiamo di nuovo assistito all’incoraggiamento personale da parte del Papa con il G8, quando è stata pubblicata la sua corrispondenza con il Cancelliere Merkel. Vediamo il Papa chiedere al Cancelliere di garantire che l’Africa e lo Sviluppo Internazionale occupino un posto prominente nei piani della Presidenza tedesca del G8. Prendendo le mosse da queste lettere, la scorsa settimana c’è stata la visita di una delegazione di Cardinali ed Arcivescovi da paesi distanti fra loro come Regno Unito, India, Honduras, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Germania, Italia e Francia per sollecitare il Primo Ministro ed il Cancelliere dello Scacchiere britannici, il Cancelliere tedesco, il Ministro delle Finanze ed il Presidente Federale, il Primo Ministro italiano, il Ministro delle Finanze ed il Ministro per lo Sviluppo ed il Papa su questioni del G8 relative allo Sviluppo Internazionale.
Ci rimane appena il tempo per evidenziare parte di quanto facciamo sullo sviluppo internazionale ed i mutamenti climatici. Ma questi esempi si ripropongono molte volte anche in altri settori, dall’ecumenismo all’interreligione, alla prevenzione dei conflitti, le migrazioni, il disarmo ed i diritti umani, per non parlare del valore della Santa Sede come luogo di ascolto mondiale.
Avevo iniziato affermando che la Santa Sede è una fusione unica nel suo genere di globale e locale: lo stato ed il religioso. Essa attrae attenzione in un modo in cui soltanto poche altre entità possono catturare l’immaginazione del mondo, ed è oggetto di stima per le sue tradizioni di neutralità ed eguaglianza per tutti. Riassumendo, per tutte queste ragioni è una parte preziosa, anzi vitale, della rete diplomatica del Regno Unito, e ci sono pochi altri posti dove sia meglio esercitare la professione della diplomazia.
Grazie.